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I tipi di luce sulla scena |
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Elementi caratteristici per l’illuminazione
Descriviamo le tipologie di illuminazione in funzione della posizione del corpo illuminante (in seguito apparecchio o proiettore), rispetto al soggetto da illuminare; parleremo quindi della luce diretta verso un attore sulla scena.
Immaginiamo un attore al centro della scena, circa un metro dietro la linea di sipario (in prima al centro); immaginiamo una calotta sferica con il nostro attore esattamente al centro di essa ed un proiettore che si possa spostare sulla superficie sferica sempre puntando l’attore. Ne consegue che potremo immaginare un’infinita possibilità di posizioni che genereranno altrettanto infiniti tipi o effetti di luce sull’attore.
In base alla posizione che assumono le denominiamo in modo differente, enumeriamole:
- Luci a Piombo Lo dice il termine stesso, quando sono poste sulla verticale dell’attore;
- Luci Frontali Quando sono poste davanti all’attore rivolto verso la platea;
- Luci in Controluce Quando invece sono poste dietro e rivolte verso la platea;
- Luci di Taglio Quando sono posizionate a destra o a sinistra;
- Luci di Ribalta Quelle a terra sul limite del proscenio.
Ciascuna di queste luci ha ovviamente le sue varianti
Se posizioniamo un proiettore in americana, sulla verticale dell’attore avremo realizzato una luce a piombo o un piombo sull’attore. Questo tipo di luce ha poche varianti perché basta poco in avanti o poco in dietro per avere un frontale o un controluce.
Quando gli apparecchi sono posizionati davanti all’attore le chiameremo luci frontali, sia che siano centrali o laterali, quando sono poste fuori dalla linea di sipario, saranno in sala e le chiameremo luci di sala o luci esterne, se invece sono all’interno della linea di sipario, quindi in americana, saranno dette appunto luci d’americana.
Nell'immagine sotto vediamo alcuni esempi di supporti per le luci (americane e stangoni).
Il controluce colpisce il nostro attore alle spalle, la luce sarà proiettata verso il pubblico. Un singolo apparecchio in controluce sull’attore sarà sicuramente parte di un effetto specifico. Quasi sempre, infatti si realizza un controluce sull’intera scena utilizzando diversi proiettori posti su un’americana sul fondo che copre tutta la scena, in questo caso parliamo del controluce riferendoci a tutto il complesso di proiettori che lo costituiscono.
La luce di taglio o il taglio attraversa il palcoscenico trasversalmente tipicamente ad altezza d’uomo colpendo l’attore sul fianco. Questa luce cambia man mano che ne variamo l’altezza da terra fino ad arrivare in americana taglio alto ma rimane sempre di fianco al soggetto. Quasi sempre si utilizza per coppie simmetriche.
Un tipo di luce che si usa ormai molto poco ma non per questo la ignoreremo, è la luce di ribalta. In passato molto usata forse come unica o quasi tipologia di luce è costituita da piccoli diffusori di luce posti sul limite del proscenio. Oggi si utilizzano luci in ribalta solo per creare effetti specifici.
Vale la pena accennare anche all’illuminazione per i fondali o per gli spezzati di scena. Per tale scopo utilizziamo degli apparecchi appositi che fanno parte della categoria dei diffusori con parabola riflettente ed in particolare utilizzano parabole asimmetriche. Queste luci, a differenza di quelle enumerate prima, non rivolgono il proprio fascio verso l’attore bensì verso superfici che costituiranno lo sfondo che vedremo alle spalle dell’attore.
Luci a piombo
Lo dice la parola stessa sono luci posizionate sulla verticale del soggetto, vale a dire che è sempre bene che sia leggermente più in avanti rispetto all’attore. Come si vede nella figura sotto, questo tipo di luce produrrà delle ombre verticali molto marcate che daranno all’attore un aspetto piuttosto drammatico e ridurranno la visibilità del volto. Nella pagina accanto vedete l’attore Salvatore Celano che nello spettacolo “Agata” di rocco Familiari, messa in scena a cura di Walter Manfrè nel 2005 dal Tearo di Messina. L’attore, sapientemente tiene lo sguardo alto per mettere meglio il viso in luce.
Usare la luce a piombo consente di contaminare poco il resto della scena ed è di grande effetto quando la si usa per marcare la presenza del personaggio illuminato.
Da sola non è raramente sufficiente a garantire l’illuminazione del volto, è necessaria sempre la collaborazione con l’attore per ottenere la giusta immagine; tuttavia ci sono delle condizioni in cui con luci virtualmente a piombo possiamo dar luce anche al volto. Virtualmente perché invece di posizionare un solo proiettore sulla verticale dell’attore, possiamo utilizzarne almeno 4 per creare una sorta di cono di luce co 4 punti focali. L’alone di luce intorno al personaggio sarà circolare ma il risultato sarà ben diverso.
Vediamo più giù Vanessa Gravina, protagonista dello spettacolo “Agata” mensionato prima che appare come illuminata da un cono di luce verticale ma in realtà due PC incrociati su di Lei sono in posizione leggermente avanzata e altri due leggermente arretrati e sempre incrociati in controluce, producono un risultato che riesce facilmente ad illuminar bene il volto e rafforza il centro dell’intero cono di luce per la sovrapposizione dei quattro PC. In queste condizioni è essenziale che l’attore prenda bene la luce evitando di abbassare il volto. In quello spettacolo la Gravina fu straordinaria perché nonostante le mie luci molto tagliate, Lei aveva sempre il volto in luce.
Con questo termine “tagliate” indichiamo delle luci molto vicine alla verticale. Attraverso questa scelta si possono isolare meglio zone diverse sulla.
Quando vogliamo evidenziare un personaggio magari fuori dal contesto di ambientazione scenografica, ricorriamo proprio a luci a piombo o comunque molto tagliate con cui l’attore sarà ben visibile ma le marcate ombre e la scarsa illuminazione frontale gli darà un aspetto quasi “spettrale” accentuata magari dall’uso di un colore che renda l’immagine surreale: sarà più una presenza nel pensiero che in carne ed ossa.
Luci frontali
luce che arriverà sul soggetto che vogliamo illuminare e le ombre che questa luce produrrà. Le luci frontali esterne produrranno poche ombre sul viso dell’attore, specialmente se l’angolo di incidenza rispetto alla verticale è elevato (diciamo maggiore di 45°). Se quest’angolo si avvicina all’orizzontale o l’attore è molto addossato alla scenografia o al fondale, rischieremo che l’attore possa fare ombra sul fondo della scenografia e questo è bene evitarlo.
Il lato negativo delle luci frontali, in particolare sul viso, sta nel fatto che non producono ombre sul viso appiattendo l’immagine stessa non evidenziando l’espressione.
È così che in TV si riducono le rughe dei conduttori: utilizzando una lampada proprio sulla telecamera che illumina frontalmente il soggetto.
Questi concetti generali sulle luci frontali vanno ampliati considerando l’utilizzo di più apparecchi sullo stesso soggetto. La luce produce ombre considerando l’angolo rispetto alla verticale (nella figure sotto vediamo tre simulazioni, in ciascun manichino abbiamo puntato gli stessi peroiettori: uno da destra ed uno da sinistra. Nel primo abbiamo la stessa intensità, nel secondo abbiamo diminuito l'intensità da destra, nel terzo abbiamo ulteriormente usato colori differenti).
Queste luci usate insieme annullano in parte le reciproche ombre quindi ci permettono di controllare l’appiattimento dell’immagine dosando l’intensità di ciascun proiettore. Nella figura accanto vediamo il manichino illuminato con due luci frontali esterne da destra e da sinistra ma quella sinistra ha intensità maggiore dell’altra in modo da attenuare l’appiattimento. Mettendo a confronto la prima immagine con quest’ultima vediamo che nella prima l’aspetto tridimensionale è ridotto rispetto alla seconda.
Spesso si “demonizzano” le ombre come se fossero da evitare o eliminare a tutti i costi. Al contrario sono proprio le ombre che danno carattere all’immagine, o meglio: è proprio il rapporto che si crea tra luci e ombre che costituisce l’immagine. Non dobbiamo quindi cercare di eliminarle ma dobbiamo usarle, controllarle a nostro piacimento.
Vedremo in seguito come l’uso del colore rende più complessa la gestione delle ombre perché coinvolge la loro cromaticità che non è più su due riferimenti cromatici (luce buio) ma l’ombra creata da una fonte di luce prende il colore della fonte di luce opposta e viceversa, ne è un esempio la terza figura che è esattamente la medesima della precedente tranne che per l’aggiunta del colore: da sinistra è stato usato un colore caldo e da destra un azzurro. Le zone di sovrapposizione tra i due colori si miscelano creando un ulteriore colore, invece le zone di ombra totale (vedi sotto il mento) vanno verso il nero. In casi come questo è bene considerare l’attenuazione dell’intensità del fascio di luce ad opera del filtro colorato. Il blu da destra non produce ombra sul collo dell’attore perché l’ambra prende il sopravvento ma cambiandone l’intensità o il colore potremo ottenere risultati differenti.
Le parti totalmente in ombra sulla scena non saranno mai al buio pesto, nere ma prenderanno il riverbero prodotto da tutte le altre luci accese in scena. Ogni luce, per quanto stretta sul soggetto, va a proiettarsi sul pavimento, sulla scena o su una quinta e ciò produce riverbero. Più luci accese ci saranno, maggiore sarà la loro intensità, più aumenterà il riverbero su tutta la scena. Questo è uno dei motivi per cui preferisco di gran lunga le ambientazioni tenui rispetto a condizioni di luce piena.
Luci di taglio
Sono le luci che andiamo a posizionare in modo da colpire il fianco del soggetto e sono appunto installate ad altezza d’uomo circa 160 centimetri da terra anche se vedremo che è spesso opportuno stare qualche centimetro più in alto. Guardando in pianta il palcoscenico posizioneremo il proiettore in quinta ed il fascio di luce attraverserà il palcoscenico trasversalmente da destra a sinistra o viceversa.
Vediamo dall’immagine qui a sinistra come l’attore risulta particolarmente evidenziato con una luce piuttosto innaturale ma molto incisiva. Se li utilizziamo simmetricamente, i tagli riescono e dare una perfetta illuminazione al soggetto pur mantenendo l’incisività dell’immagine.
Questo avviene soprattutto perché le luci di taglio non coinvolgono direttamente o indirettamente il resto della scena. Riescono ad isolare dal resto il soggetto illuminato. Se addirittura nel puntamento delle luci riusciamo a non toccare il piano del palco e il resto della scena è al buio, possiamo isolare il soggetto dal contesto a tal punto da rendere l’impressione quasi che galleggi nel vuoto.
Analizziamo adesso alcune problematiche dei tagli e come fare dei piccoli aggiustamenti per migliorarne l’efficacia. Infatti se ci adeguiamo rigorosamente alla posizione indicata: circa 160-180 cm da terra e alla stessa distanza dell’attore in profondità rispetto alla linea di sipario, rischiamo di incorrere nel problema che si evidenzia nella foto. Rischiamo infatti che la luce che lambisce la parte più avanzata del profilo sia in ombra rispetto al resto, tanto da apparire come un solco sul mento, sulla fronte e se il personaggio è calvo anche sul capo. In questo caso il controluce cancella parte del solco ma guardate anche il dorso della mano come appare scura. Tuttavia il viso è sufficientemente illuminato per coglierne bene l’espressione.
Basterà ruotare di pochi gradi in avanti i due tagli rispetto all’attore ed allo stesso modo sollevarli un poco più da terra (vedi le due rappresentazioni grafiche sotto) per mantenere lo stesso carattere dell’immagine ma più pulita.
È fondamentale che l’attore conosca bene queste particolarità delle luci per poter mantenere la giusta posizione rispetto ad esse. Saper prendere bene la luce e saper trovare e rispettare la giusta posizione, fa parte della tecnica dell'attore anche se talvolta non pochi attori la ignorano.
Quando ci troviamo ad illuminare un solo personaggio con luci di taglio riusciamo ad evitare le luci frontali e ad illuminar bene il volto ma quando i personaggi in scena sono più d’uno, rischiamo che l’uno faccia ombra sull’altro come vediamo nell’immagine accanto.
Abbiamo due possibilità perché ciò non accada: la prima e che gli attori lavorino attentamente sulle rispettive posizioni sfalsandosi reciprocamente in modo che la propria testa non faccia ombra sul viso dell’altro; l’altra consiste nell’alzare ulteriormente i tagli in modo che la luce al viso di ciascun attore provenga da una direzione che sia sopra la testa dell’altro attore.
Queste due soluzioni non sono equivalenti, quindi occorre valutarle attentamente. La luce ideale del taglio è quella che riesce a sporcare pochissimo il piano del palcoscenico in modo da esaltare le figure illuminate ma ciò avviene solo con tagli bassi, al contrario le altre soluzioni sporcheranno inevitabilmente il piano, smorzando parzialmente quell’effetto di “sospensione” che possono generare i tagli che non bagnano il pavimento. Ecco perché dobbiamo capir bene cosa vogliamo ottenere in un determinato momento della narrazione scenica.
Usando i tagli in batteria riusciamo a dare sulla scena una forte evidenza dei personaggi in scena riducendo il problema delle ombre che ciascun soggetto produce sul compagno al suo fianco. In questo caso si utilizzino luci di taglio che coprono tutta la profondità della scena e fasci molto larghi come spesso si usa fare per il balletto.
Se siamo, invece, su una porzione stretta del palcoscenico, un po’ come si vede in figura, dobbiamo fare ricorso al “taglio alto”.
Tagli alti
Il taglio “alto” si definisce tale quando supera l’altezza per essere montato su di uno stativo, quando dobbiamo realizzare un taglio alto possiamo montarlo su un ballatoio o un bilancino o addirittura in americana; in quest’ultimo caso lo chiamiamo taglio d’americana. La cosa essenziale è che la proiezione della luce sia trasversale al palcoscenico. Ma forse è opportuno chiarire cos’è un bilancino: è un supporto sospeso con corde dalla graticcia che calano fuori scena consentendo di montare dei proiettori tra le quinte e posizionarli all’altezza desiderata.
Affronteremo presto la conoscenza di tutte le attrezzature fisse e mobili che consentono gli allestimenti teatrali ma adesso proseguiamo con la descrizione dei tipi d’illuminazione base.
Il taglio alto mantiene le caratteristiche d’illuminazione e risolve il problema che abbiamo individuato prima, cioè impedisce che l’ombra di un attore si proietti in faccia a chi gli sta accanto. Nella simulazione accanto vediamo due personaggi che nella stessa posizione della precedente, non hanno le rispettive ombre addosso.
Il taglio è uno strumento molto efficace, produce una grande evidenza dei personaggi e li distacca dal fondo in maniera sorprendente ma può essere difficile da trattare quando lo usiamo per realizzare quelle che in teatro definiamo “strade” ossia delle lame più o meno larghe di luce all’interno delle quali gli attori si devono muovere. Ed è proprio l’attore che deve far molta attenzione a non uscirne fuori protendendosi troppo in avanti, tanto da immergere magari il viso nell’ombra, a meno che non lo voglia fare volutamente per sfruttarne l’effetto.
A che altezza mettere i tagli ci deriva dalla distanza che avremo tra un personaggio e l’altro. Sarà sufficiente fare un calcolo grafico tracciando idealmente una linea dal petto di un personaggio, che sfiora la testa del secondo e vedremo dove arriva in quinta; quella sarà l’altezza del nostro taglio.
I tagli illuminano sempre il piano del palco oltre agli attori, ad eccezione di alcune condizioni cui abbiamo già accennato: (taglio che illumina un dettaglio o taglio a terra che sfiora appena il pavimento). Vedremo quindi sempre dei grandi ovali di luce sul pavimento che magari non vorremmo avere o addirittura vanno a sporcare una quinta
(sporcare - illuminare parzialmente un elemento di scena quando vorremmo che fosse in ombra).
In tal caso sarà necessario realizzare un corridoio di luce usando sagomatori o proiettori bandierati. Sopra, vediamo un esempio di corridoio sul fondo scena. Sotto, invece, vediamo delle simulazioni con vista frontale e dall’alto di tagli da americana e da bilancino.
Ricordiamo sempre che il taglio, pur essendo tipicamente ortogonale all’asse del palcoscenico, va posto sempre un po’ più avanti rispetto al soggetto e orientato leggermente verso il fondo. Lo si vede chiaramente nelle figure in pianta dove sono rappresentati anche gli ovali che descrivono i coni di luce sul piano.
Tagli a terra
Se posizioniamo i nostri proiettori sul piano di palco o poco più su, saremo nella condizione del taglio basso o a terra. Questa luce ci determina una sensazione piuttosto surreale proprio perché è meno naturale, meno verosimile.
È inevitabile che i riferimenti che ci fanno interpretare l’illuminazione di scena vadano a riferirsi a ciò che nella quotidianità ritroviamo, sia che sia reale sia che sia un luogo comune della nostra immaginazione. E quindi il taglio a terra ci aiuterà a creare una situazione surreale perché meno riscontrabile nella quotidianità.
Controluce
La definizione “controluce” si riferisce a colui che guarda: lo spettatore. La luce sarà rivolta verso di noi che guardiamo il soggetto o la scena in generale. L’attore sarà tra noi e la luce. Per cui se supponiamo che normalmente un personaggio in scena è rivolto verso il pubblico, il controluce è una luce che, posizionata dietro di lui, lo colpisce alle spalle.
Potremmo chiederci: “che ce ne facciamo di una luce che illumina la parte nascosta del personaggio?” In verità il controluce non illumina soltanto la parte nascosta ma riesce, nell’utilizzo tipico, ad illuminare parecchie parti visibili allo spettatore.
Se il soggetto illuminato fosse una sagoma piatta e sottile sarebbe vero, a noi risulterebbe totalmente in ombra ma un personaggio in carne ed ossa si comporta in maniera diversa. Come vediamo nell’immagine sotto.
Nella foto di Giovanni Moschella ne “Il mio nome e Caino” di C. Fava, in realtà ha anche un leggerissimo frontale che mostra il viso.
Il controluce riesce ad evidenziare la tridimensionalità e recupera la profondità dello spazio. Da solo, può essere utilizzato per creare un effetto speciale, quando cioè vogliamo far percepire una presenza o evocare un ricordo oppure annunciare l’entrata in scena di un nuovo personaggio, prima che entri in luce e prenda parte all’azione scenica.
Abbiamo parlato di tipi di luce riferendoci sempre all’illuminazione di uno o due personaggi, adesso prendiamo in considerazione tutto lo spazio scenico.
Quando ricostruiamo un’ambientazione, il controluce lo utilizziamo su tutta la scena così che ogni personaggio ne benefici per i motivi già visti.
Il controluce ed il suo colore esprime anche un connotato per la scena che ci fa riconoscere un luogo come un esterno o un interno.
Per un esterno utilizziamo un colore che ci riporti al colore del cielo se l’azione si svolge durante il giorno oppure utilizziamo un blu intenso per evocare la luce notturna che poi schiariremo all’occorrenza con un effetto più chiaro di luce lunare.
L’ambientazione di un interno, invece potrebbe non richiedere il controluce ma così dovremmo rinunciare alla profondità che il controluce ci regala, quindi useremo un colore bianco o comunque con le tonalità usate per le luci frontali e soprattutto evitiamo di realizzarlo aperto su tutta la scena bensì solo sulle posizioni utilizzate dai personaggi.
È buona abitudine non rinunciare mai al controluce. A prescindere dallo stile che ogni tecnico delle luci si costruisce nel corso della sua esperienza, il controluce è la luce di base che, a mio parere, deve precedere l’impostazione delle altre luci. Anche durante la creazione della singola scena dopo che si è realizzato il montaggio ed i puntamenti, vale la pena partire sempre dal controluce; ma forse questo è parte del mio stile.
Vediamo delle simulazioni che rappresentano tre situazioni differenti: la prima ha quattro PC in americana incrociati per illuminare bene i tre personaggi, nella seconda si aggiunge il controluce sulla scena e nella terza proviamo a dar luce al fondale.
Vediamo tre situazioni molto simili che presuppongono tutte una buona illuminazione dei volti ma creano tre immagini decisamente diverse